12/24/2014

LETTERA APERTA AL PONTEFICE, SUA SANTITA' PAPA FRANCESCO, ALL'ONU, ALL'UNICEF, ALLA FAO, ALL'ORGANIZZAZIONE PER I DIRITTI UMANI, AGLI EUROPARLAMENTARI E AD OGNI MOVIMENTO PER IL DIRITTO ALLA VITA

Vostra Santità, sono un'india Tupy brasiliana, missionaria laica consacrata nella parrocchia Cristo Rei di Cornelio Procopio (Brasile) da Don Paulo Bondi; da molti anni mi trovo in Italia, ora vedova con due figli e una pensione decente che mi garantisce un'esistenza serena. Dovrei accontentarmi, ma non mi è possibile: l'aria di arroganza e violenza che ho respirato, e tutti i morti ammazzati che ho visto durante la mia infanzia e adolescenza, mi spingono a perseguire la via del perdono ma anche della giustizia e dell'amore per l'umanità, in particolare per coloro che ancora respirano quell'aria negli angoli maltrattati del pianeta. Da molto tempo mi sono allontanata dalle funzioni religiose e dai ministri della Chiesa, ma non da Gesù e da sua madre Maria, ed ho continuato ovunque opera di volontariato: oggi, e questo anche grazie a Lei, ho deciso di ritornare sui miei passi, e confesso che è difficile. Ma mi rivolgo a Lei per tutt'altro motivo. Vostra Santità, a lei specialmente, ma anche a tutte le organizzazioni internazionali: ONU, FAO, UNICEF, nonchè l'organizzazione per i diritti umani, per i diritti dei bambini, per il diritto alla terra, ai parlamentari della Comunità Europea, alle associazioni per il diritto alla vita e alla famiglia. Da oltre cinque secoli tutti questi diritti vengono negati ogni giorno agli indios brasiliani e in generale dell'America Latina: negati dall'egoismo e dall'avidità umana, tramite violenze di ogni genere e morti terribili. Recentemente le comunità indios brasiliane hanno vinto una battaglia, archiviando la PEC215, tuttavia non si tratta di un atto definitivo: il problema rimane irrisolto e la situazione peggiorerà ulteriormente con il progetto Agronegozio, che oltre ad infliggere un colpo mortale all'ambiente, permetterà all'arroganza della cultura del denaro di rinforzare le armi già usate in Brasile, come le violenze sessuali che feriscono l'anima delle donne e non risparmiano neanche le bambine, umiliando il nucleo famigliare. Le persone di buon senso non possono permettere questa totale disgregazione della famiglia, unico pilastro solido in questa società costruita sulla carta e sul fumo. Questo è un tema che riguarda tutta l'umanità. Ciò che umilmente chiedo a tutte le organizzazioni sopra indicate ed a Lei, Santità, è una pressione ferma e costante sul governo federale brasiliano affinchè il primo impegno del nuovo governo, che tralaltro ha a capo un presidente donna, sia l'assegnazione delle terre produttive alle comunità indie, come è stato stabilito per legge negli anni '80, legge che tutt'ora giace in un cassetto per colpa dell'ostruzionismo dei parlamentari ruralisti, che nonostante abbiano il dovere di rispettare la legislazione approvata dal governo federale non rinunciano a boicottarla, favorendo i loro interessi e quello dei ruralisti, a scapito della maggioranza del popolo brasiliano, diseredati ai quali viene negato il diritto anche alla sola sopravvivenza con ogni sorta di violenze che rimangono impunite. Vostra Santità, è una questione di etica umana ancor prima di essere una questione ideologica. Lei ha tutti i presupposti per intervenire presso il governo federale affinchè venga posta una fine a queste ingiustizie e infami violazioni. Certa di essere stata ascoltata La saluto umilmente porgendoLe un augurio di Buon Natale, a Lei, Papa Francesco, e a tutta l'umanità, che seppur seguendo sentieri diversi cammina insieme verso un unico Padre nostro.