10/13/2013

L'Indio Brasiliano

La cultura dei Tupy brasiliani nasce da memorie ancestrali che sono giunte fino ad oggi gradualmente spogliate di ogni bene. Delle divinità e delle leggende rimane il sogno del mondo vissuto dai loro antenati, prima della civilizzazione. Tuttavia il Tupy è "il brasiliano", la sintesi dell'amalgama di tre diversi continenti: il portoghese europeo, l'africano deportato dai villaggi dell'immensa Africa, e l'indio delle foreste americane. Ma dobbiamo anche aggiungere che i portoghesi del XVI secolo, a loro volta, erano il risultato della fusione tra iberici, romani, goti, fenici, ebrei e mori; gli afro erano raccolti da varie zone dell'Africa, mentre i nativi erano composti prevalentemente da due popoli specifici: i Tamoios ed i Tupy. Questi venivano visti dal conquistatore come selvaggi senza anima, un'opinione fondata sui differenti costumi, e sull'assenza di documentazione scritta. Infatti i Tupy praticavano la tradizione orale, affidando agli alti gradi della gerarchia matriarcale, alle donne del consiglio e ai capi spiriturali dei villaggi, il compito di trasmettere alle nuove generazioni le leggende e le esperienze della tribù. Già nel mito dell'origine è possibile denotare il forte legame tra l'uomo e la natura in cui è immerso: una donna caduta da una stella ha la missione di ricostruire il tronco dell'albero sacro, la "prima madre" da cui nascerà la popolazione Tupy. Una visione "ecologista" radicata fin dall'antichità, da cui deriva un senso di appartenenza e di comunità visibile anche nelle modalità agricole, in cui tutte le famiglie di un villaggio condividono ciò che hanno piantato. La loro filosofia si rifletteva in un disegno cosmologico all'interno del quale vigeva una morale basata sul rispetto di tutti gli esseri viventi e di tutto il Creato, grazie alla quale i capi spirituali traevano le profezie rivelate con cui guidare i villaggi, e che permettevano a tutti di accettare con straordinaria umiltà ogni evento naturale, perfino la morte, sulla quale non veniva fatto gravare l'egoismo dei vivi, che con le loro lacrime avrebbero potuto appesantire le ali di chi si apprestava a volare via, e che invece sarebbe stato condannato a trascinarsi sulla Terra; un segno di enorme rispetto nei confronti dei trapassati e di tutto ciò che riguardasse l'aldilà.

Brasile Tupy

Il popolo Tupy costituisce un un ramo dell'albero dei Dineh, popolo che per la storia ufficiale è sparito nel nulla: più che sparire invece si è piuttosto diviso in varie "sotto-tribù" che si sono sparpagliate per il continente americano. Da ciò che raccontava mia madre, i Tupy appartenevano alla stessa stirpe degli Apache, che si definiscono essi stessi come Dineh - e la gente di mia madre era seguace di Geronimo. I Tupy erano un popolo di raccoglitori che bandivano la violenza. Spesso però, quando le altre tribù si dichiaravano guerra, si trovavano tra due fuochi ed erano costretti a spostarsi. Fu in questo modo che raggiunsero il Sudamerica, dove si fermarono lungo la costa dell'odierno Brasile. Lì sarebbero rimasti fino all'infausto evento della civilizzazione occidentale. In base alle informazioni lasciate da mia madre, potrebbe esistere un nesso tra Tupy e Apache, così come esiste tra Tupy e Guarany: sicuramente condividono varie credenze, come quella di un universo vivente di potere spirituale, o la presenza di un leader capace di comunicare con il mondo dei morti, la conoscenza, la preparazione e l'uso delle erbe officinali, la bravura nell'agricoltura ed il coraggio dei guerrieri. E purtroppo condividono anche lo stesso tragico destino. La differenza tra questi tre popoli è che mentre gli Apache ed i Guarany sono rimasti uniti contro i "gringos", nella difesa della loro terra e della loro cultura, i Tupy si sono invece divisi, in parte illusi dalla possibilità di potersi inserire e convivere in pace con la gente che aveva cominciato ad arrivare dall'Europa. Purtroppo, tra la devastazione e le ingiustizie, si ritrovarono soli nella giungla del disboscamento convulsivo e dell'espropriazione delle terre da parte dei coloni, in un "Nuovo Mondo" privo di leggi.